Che brutto il mondo senza girate

Che brutto il mondo senza girate

Da Wikipedia:

La grande recessione fu una crisi economica mondiale verificatasi tra il 2007 ed il 2013 scoppiata negli Stati Uniti d’America nel 2006 in seguito alla crisi dei subprime e del mercato immobiliare, innescata dallo scoppio di una bolla immobiliare, producendo a catena una grave crisi finanziaria nell’economia americana.

La recessione ha poi gradualmente assunto un carattere globale, spinta da meccanismi finanziari di contagio, e perdurante (tranne alcune eccezioni come India e Cina) con la spirale recessiva che si è ulteriormente aggravata, in diversi Paesi europei (europa mediterranea e altri), con la crisi del debito degli stati sovrani europei.
 
Tra i principali fattori della crisi figurano gli alti prezzi delle materie prime (petrolio in primis), una crisi alimentare mondiale, la minaccia di una recessione in tutto il mondo e una crisi creditizia (seguita a quella bancaria) con conseguente crollo di fiducia dei mercati borsistici. Viene considerata da molti economisti come una delle peggiori crisi economiche della storia, seconda solo alla grande depressione dei primi anni del XX secolo.

Sarà, ma a me è venuto uno dei miei soliti pensieri eretici.

Nel 2007, è stato introdotto in Italia il divieto di girare gli assegni bancari e postali (art. 49 del D. Lgs. 21 novembre 2007, n. 231) di importo superiore a € 1.000,00.

Mi ricordo bene gli assegni con dietro una lista di firme che non finiva più. Sembra cosa da film di Totò eppure, quelle liste hanno sostenuto l’economia. Era credito che diventava denaro.

Certo, affinché il credito diventasse denaro occorreva che i venditori che accettavano un assegno girato confidassero nel fatto che l’emittente fosse solvibile e che altri, dopo di loro, fossero disposti a loro volta ad accettarlo in pagamento.

La garanzia di liquidità del mercato era quindi, in fin dei conti, una questione di fiducia che la globalizzazione e troppe apericene hanno fatto venir meno.

Ma io non sono convinto che sia solo e solo una questione di fiducia perché, se mi fermo a pensarci, è un altro pezzo di libertà che se n’è andata.


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