Perché devi fare più di un lavoro

Qualche tempo fa, un Notaio presso il quale avevo accompagnato un mio cliente per una complessa operazione societaria, accompagnandomi alla porta mi disse “ho visto che fai molte cose, vai in barca, fai il dj, il life coach … attento perché poi la gente dice che, se fai tutte queste cose, come commercialista un vali un c..o”.

A parte il fatto che io non faccio il commercialista da almeno quindici anni (ogni tanto qualche studio legale mi chiede una consulenza da esperto di impresa), la questione sollevata dal Notaio ha un fondo di amara verità.

L’aveva già detto Carl Jung nel 1928: “la società esige, deve esigere, che ciascuno rappresenti il meglio possibile la sua parte: che dunque chi è parroco non solo compia obiettivamente le funzioni del suo ufficio, ma anche peraltro rappresenti agevolmente, in ogni tempo e in ogni circostanza, la parte del parroco. La società lo esige per misura di sicurezza … non è consigliabile essere l’una e l’altra cosa perché ciò sarebbe poco rassicurante. Un uomo simile sarebbe “differente” dagli altri, non del tutto fido … insomma, cadrebbe su di lui il sospetto di essere malfido e insufficiente …”.

Jung, che non era un opinionista qualsiasi, lo diceva in senso critico ovviamente e aveva ragione perché il pensiero notarile è uno dei tristi condizionamenti della nostra società al quale è necessario ribellarsi se vogliamo essere davvero efficaci.

Se facessi solo il commercialista, le mie conoscenze sarebbero più o meno limitate ai colleghi che incontrerei ai convegni e in tribunale e il punto di vista sulle questioni aziendali sarebbe limitato al loro punto di vista. Confrontarmi con persone di altre cerchie professionali mi permette di aprirmi ad altre prospettive e affrontare con maggiore creatività i problemi dei miei clienti.

Rimanere nella propria cerchia, non produce innovazione. L’innovazione è il frutto della confluenza di idee diverse.

Guarda caso, una delle epoche per cui noi italiani siamo particolarmente ricordati e apprezzati in tutto il mondo è il Rinascimento, un’epoca collocabile fra la metà del XIV e la fine del XVI secolo. Il motivo è che, in quel periodo, nacque a Firenze una civiltà culturale, artistica e scientifica che rapidamente si diffuse in tutta Europa. La città, all’epoca, era governata dalla famiglia Medici che portò a Firenze il fior fiore dei pensatori, degli artisti, degli scienziati dell’epoca promuovendo in misura fuori del comune e per diverse generazioni la vita artistica, culturale, spirituale e scientifica del loro tempo. Ma secoli prima, lo stesso fenomeno avvenne a Baghdad che attrasse i migliori studiosi del mondo islamico, al Cairo, a Damasco, a Tunisi, a Cordova. Le più grandi civiltà sono sempre nate al punto di confluenza di culture e discipline diverse fra loro. Il rinascimento islamico produsse innovazioni significative al punto che molte di esse hanno gettato le basi per prodotti e servizi utilizzati ancora oggi.

Insomma, l’esplosione di nuove idee che, a loro volta, producono innovazione, deriva dall’incontro di idee e concetti provenienti da diverse discipline, culture, settori economici e dall’importazione di idee da un campo ad un altro completamente nuovo e indipendente.

Per cui, caro Notaio, mi scuso se non seguirò il tuo consiglio: io continuerò a fare lo skipper, il dj, lo scrittore e il life coach e, siccome continuerò a farli tutti allo stesso tempo, mi riusciranno sempre meglio.

Per approfondire:

Harvard Business Review: Why You Should Have (at Least) Two Careers, di Kabir Sehgal

Carl Gustav Jung: L’Io e l’inconscio (Bollati Borlinghieri)

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