Il nero fa bene all’economia (nei momenti di crisi).

Il nero fa bene all’economia (nei momenti di crisi).

Per favore, smettiamola con la favola del mago per cui la limitazione del contante è un mezzo per contrastare l’evasione fiscale.

Lo scopo della norma è un altro ovvero di limitare ancora di più l’autonomia dei cittadini, un’autonomia costituzionalmente tutelata.

Dal primo luglio 2020 la soglia di utilizzo del contante scende a 1.999.99 euro.

Non faccio commenti sulla presa in giro di un credito di imposta del 30% delle spese bancarie per utilizzo del POS, ma cerco, diversamente dai nostri governanti, di scrivere cose serie.

Iniziamo col dire che l’Italia ha:

  • una pressione fiscale del 44,5%
  • una quota di “nero” rispetto al PIL del 19,8% (non male).

Più nero di noi lo fanno:

  Nero/PIL Pressione fiscale Limite contante
 Grecia 21,5% 29,4% 1.500
 Romania 26,3% 27,1% 2.100

Poi ci sono quelli che ne fanno un po’ meno, ma ne fanno:

  Nero/PIL Pressione fiscale Limite contante
Spagna 17,2% 30,7% 1.000
Portogallo 16,6% 35,2% 1.000
Slovacchia 13,0% 29.3% 5.000

Questi Paesi:

  • hanno tutti una pressione fiscale molto al di sotto della media Europea che è del 40,2%.,
  • hanno limitazioni all’uso del contante,
  • eppure fanno una sbarcata di nero.

Diamo un’occhiata a qualche altro Paese:

  Nero/PIL Pressione fiscale Limite contante
Austria 7,1% 42,8% nessuno
Germania 10,8% 37,0% nessuno
Paesi Bassi 8,4% 39,1% nessuno
Svizzera 6,0% 30,3% 100.000

La morale è che l’evasione fiscale non è correlata all’uso del contante e (nonostante le migliori teorie) nemmeno alla pressione fiscale.

L’esperienza dei Paesi che ho elencato dimostra invece un altro tipo di correlazione: l’evasione fiscale è direttamente proporzionale all’inefficienza del sistema Paese. Non a caso, sono i Paesi con una burocrazia “virtuosa” ad avere le quote di nero inferiori (comunque, i tedeschi devono proprio smetterla di fare i fenomeni, visto che anche loro ne fanno un bel po’).

In linea di principio, il “nero” è sì una risposta ai costi eccessivi, fiscali e regolatori, che rendono non più remunerative certe attività (in altre parole, rappresenta una riduzione fiscale di fatto), ma –soprattutto-  è un sintomo di disagio sociale nei confronti del modo in cui i tributi vengono estorti o della scarsa qualità percepita dei servizi ricevuti in cambio o di entrambe le cose.

Pertanto, l’evasione fiscale non dipende dai contanti e nemmeno tanto dalla pressione fiscale, ma dall’inefficienza dell’amministrazione pubblica e dal disagio, nonché repulsione, che questa crea ai cittadini.

Pertanto, dopo il disastro economico che i nostri governanti hanno combinato durante l’epidemia insieme all’amplificazione della burocrazia, figurarsi se la limitazione del contante limiterà l’evasione fiscale.

Questa morale la conoscono anche loro (i nostri politici). Immagino inoltre che sappiano leggere i dati OCSE come me.

E per dirla tutta, in un momento di crisi come questa il “nero” ci vuole perché ha un effetto anticiclico: da un lato sostiene la domanda, dall’altro funziona come un ammortizzatore sociale informale (per esempio, consente di salvare il posto grazie al costo del lavoro più basso).

Quindi, la limitazione all’uso del contante altro non è che un’ulteriore manovra per limitare la nostra autonomia, un’autonomia –vorrei ricordare- costituzionalmente protetta.


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